Massimo Centini (1955), laureato in Antropologia Culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha lavorato a contratto con Università e Musei italiani e stranieri.

Tra le attività più recenti: a contratto nella sezione “Arte etnografica” del Museo di Scienze Naturali di Bergamo; ha insegnato Antropologia Culturale all’Istituto di design di Bolzano. Attualmente collabora con l’Università Popolare di Torino dove è titolare della cattedra di Antropologia Culturale; insegna “Storia dell’antropologia criminale” ai master di Criminologia organizzati dal “Santo Spirito” di Roma. Scrive su “Avvenire”,  “TuttoScienze” de “La Stampa” e collabora con Radio Rai.

MEDICINA SACRA

Viaggio nelle pratiche medico-magiche del folklore italiano


Di MASSIMO CENTINI

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MEDICINA SACRA

Viaggio nelle pratiche medico-magiche del folklore italiano


Medicina e magia popolare sono spesso vicine: sono in simbiosi e danno vita a una serie di pratiche che oggi in gran parte fanno parte dell’archeologia culturale: le sue pratiche non sono però ascrivibile solo alla superstizione. Infatti alla sua complessa struttura si sono coagulati millenni di esperienze, tradizioni e credenze nate quando la magia, la religione e la scienza erano così vicine da sembrare un’unica realtà.

Quanto noi oggi definiamo medicina popolare è soprattutto uno strumento capace di ricomporre simbolicamente, prima di tutto, l’equilibrio uomo-natura nel rispetto delle regole di una sorta di “biologia-mitica”.

In questo libro il lettore troverà una serie di esperienze della medicina popolare italiana, con commenti e riflessioni che ci auguriamo possano essere un’utile occasione per una visione razionale dei sistemi terapeutici e protettivi del popolo. Quindi non si tratta di un elenco di “ricette”, ma di una modesta valutazione antropologica che può aiutarci a osservare tutta una serie di fenomeni con razionalità e magari suggerire angoli di lettura non ancora considerati.


Collana: DIDACTA

ISBN 978-88-96374-19-1

€ 15,00

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In questo libro il lettore troverà una serie di esperienze della medicina popolare italiana, con commenti e riflessioni che ci auguriamo possano essere un’utile occasione per una visione razionale dei sistemi terapeutici e protettivi del popolo. Quindi non si tratta di un elenco di “ricette”, ma di una modesta valutazione antropologica che può aiutarci a osservare tutta una serie di fenomeni con razionalità e magari suggerire angoli di lettura non ancora considerati.

Per rendere il libro di facile approccio, proponiamo una serie di capitoli che affrontano alcuni temi della medicina popolare italiana cercando di studiarne la fenomenologia e le implicazioni sul piano socio-culturale. Ci renderemo così conto che, quando ci si rivolge alla tradizione, il termine medicina risulta effettivamente un po’ limitato. Infatti le pratiche messe in atto sono contrassegnate da metodi e mezzi in cui entrano in gioco il rito e il linguaggio simbolico del mito, la religione e la magia. Un corpus dinamico di grande interesse per le scienze sociali e di indubbio fascino per chi vuole provare a guardare, con curiosità e passione, un mondo in cui il sapere del passato convive in stretta simbiosi con i più basilari bisogni dell’uomo.

Medicina e magia popolare sono spesso vicini: sono in simbiosi e danno vita a una serie di pratiche che oggi in gran parte fanno parte dell’archeologia culturale: le sue pratiche non sono però ascrivibile solo alla superstizione. Infatti alla sua complessa struttura si sono coagulati millenni di esperienze, tradizioni e credenze nate quando la magia, la religione e la scienza erano così vicine da sembrare un’unica realtà.

Quanto noi oggi definiamo medicina popolare è soprattutto uno strumento capace di ricomporre simbolicamente, prima di tutto, l’equilibrio uomo-natura nel rispetto delle regole di una sorta di “biologia-mitica”.

Nell’ambito che definiamo medicina popolare, scopriamo che la malattia e la guarigione (o la sua ricerca) sono correlate a una dimensione spesso irrazionale: ne consegue che la malattia può avere un’origine dovuta ad una fattura o ad un sortilegio attuato con l’ausilio di mezzi soprannaturali, di contro la guarigione può essere determinata da un intervento altrettanto soprannaturale portato da guaritori, maghi, ma anche da santi taumaturghi.

La cultura medica erudita di tradizione antica ed araba, quella religiosa che correlava la malattia al concetto di peccato e di espiazione e quella popolare basata su sistemi empirici e magici, convivevano nella tradizione popolare in una dimensione fortemente simbolica, in cui la patologia risultava uno status polivalente.

Nella società moderna lo stato patologico è conteso tra due stadi: la ricerca delle origini della malattia e la terapia. Nelle culture tradizionali avviene invece un processo diverso: la malattia può infatti essere indicata come effetto di una azione soprannaturale e pertanto l’eventuale terapia deve essere ricercata sullo stesso piano.

Ciò significa che attiva un processo terapeutico di tipo simbolico, agente prevalentemente su livelli psichici. Comunque, la ricerca scientifica ha dimostrato che la medicina popolare, pur con tutte le sue irrazionalità, è comunque contrassegnata da un’efficienza intrinseca, poggiante prevalentemente sull’emotività dell’ammalato, il quale riesce a ottenere effetti benefici quando la patologia è essenzialmente riferita alla sfera psico-somatica.

Va considerato che la malattia non è un concetto esistente in tutte le culture, ma risulta una categoria che è tipica della società moderna e più evoluta sul piano della conoscenza scientifica; in altre culture è parte di un concetto di “crisi” correlato a situazioni anomale interne alla società.




Dalla prefazione di Sandy Furlini:

“Il libro di Massimo Centini rappresenta oggi un tentativo di riappropriarsi di quella giusta misura, quella consapevolezza di essere uomini interamente e non soltanto nella surreale rete informatica che rende, forse, immortali. Con gli studi antropologici di Centini si recuperano l’uomo e la sua storia, ci si concede la libertà di ritornare bambini, ovvero scevri dai condizionamenti dell’era tecnologica per riassaporare un po’ di sana cultura popolare. Ed ecco il ritorno del mago, attraverso il quale si opera un riscatto di quel tanto agognato equilibrio; il sapiente, colui che tutto vede e tutto sa, l’intermediario con il divino, l’Ermete Trismegisto, il medico che ognuno di noi vorrebbe un giorno incontrare. Ci racconta di una “medicina sacra” che giunge da un tempo in cui forse tutto era sacro e l’uomo era parte integrante di quella sacralità. Un valore metafisico ma anche fisico che oggi è, nella gran parte, irrimediabilmente perduto”.



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